LA STORIA

LA NASCITA DI UNA GRANDE IMPRESA:
La data di inizio della storia di Granfrutta Zani inizia più di 50 anni fa. Esattamente il 1962 quando Luciano Zani, il fondatore dell’azienda, consegna il suo primo camion di frutta al Mercato Ortofrutticolo di Milano. Sono gli anni del miracolo economico italiano, quelli in cui tutto sembra più semplice,
in cui un imprenditore con una solida idea alle spalle può raccogliere grandi frutti.
Luciano e la sua famiglia si appassionano alla frutticoltura, scelgono con cura i prodotti locali e hanno in mente un modello imprenditoriale che si sposa con la tradizione delle cooperative romagnole: viene costituita così nel 1972 l’attuale Cooperativa, che conta oggi più di 500 soci.

I PRIMI FRUTTI DEL SUCCESSO:
In quasi dieci anni l’azienda cresce enormemente: dal primo piccolo magazzino (un capannone di Granarolo Faentino),
le attività si estendono ad altri due importanti magazzini, quelli di Filo di Alfonsine e Sant’Alberto di Ravenna.
Cresce così il volume dei prodotti da distribuire e crescono i volumi di affari, frutto delle geniali intuizioni di Luciano
che persevera nell’ampliamento, nell’istancabile ambizione ad espandersi e alla sua non comune ampiezza di visioni
che tramuta in investimenti coraggiosi.
Negli anni successivi l’azienda avvia la sua opera di modernizzazione e nel ’92 viene acquistato il primo stabilimento di S’Andrea di Faenza, il quale sarà ampliato ulteriormente 10 anni dopo. Nel ’95 il rinnovo vede invece protagonista lo stabilimento di Bagnacavallo. Nel 1996 Granfrutta Zani riceve l’importante riconoscimento di Organizzazione di Produttori: una certificazione che attesta la piena rispondenza dei propri prodotti e di tutti i sistemi produttivi alle più severe normative CEE. Trascorrono gli anni, ma la qualità in Granfrutta Zani rimane uno dei valori più importanti.

Luciano ZaniANEDDOTI DAL FONDATORE

Tutto è iniziato con cinquemila lire. Quelle che Luciano Zani chiese in prestito al fratello Pietro per acquistare un camion a Bologna. Era il ’58.

“Prima per otto anni ho fatto il camionista come autista -racconta- poi per due anni in proprio. Successivamente nel ’60 mi misi a vendere auto usate”

Un piccolo autosalone?

“Macchè, allora era tutto più semplice, quando volevi fare una cosa la facevi; persino l’assicurazione era un optional. Andavo davanti ai bar, nei circoli, nei negozi, “si vendeva così”. 500, 600, le 1100 coda di rondine… In un anno e mezzo ne ho vendute 158. È stata una bella esperienza”.

Dalle auto alla frutta fu quasi un’attrazione fatale. “Vedevo i magazzini con la frutta, mi sembravano così belli. Nel ’61 portai i primi due camion ai mercati generali di Milano. Nella primavera del ’62 affittai una cella frigorifera a Faenza e comprai delle cassette di legno usate vendendo le ultime macchine”. In poco tempo si creò una struttura aziendale familiare, con il fratello maggiore Pietro che teneva i rapporti con la campagna, il minore Italo a dirigere le vendite, e il mezzano Luciano a coordinare il tutto con sua moglie Antonietta impiegata in magazzino.

La frutta era merce preziosa: “anche allora c’erano le crisi, ma ad esempio un chilo di Cardinal (varietà di pesche gialle) costava 125 lire e un operaio si pagava 118 lire all’ora”.

Il primo magazzino?

“In un capannino sterrato di un carradore di Granarolo. Per due anni facemmo tutto a mano: caricare, scaricare, confezionare, portare in stazione. C’era la lotta per prendere i vagoni, se arrivavi tardi dovevi tornare il giorno dopo”.

C’erano tanti piccoli commercianti e metodi discutibili – a volte – verso gli agricoltori?

“Sì è vero, c’era anche chi, quando il mercato calava non portava le cassette ai contadini e così le pesche marcivano nel campo. E in mezzo c’erano i mediatori… Io per trovare la clientela senza pestare i piedi a nessuno cominciai da quelli che avevano preso la grandine e non trovavano da vendere; dopo qualche anno il mercato lo facevo io”.

Ad esempio?

“Andavo a vedere nel campo e facevo il prezzo. Gli agricoltori si fidavano. Quando c’era un problema lo affrontavo. Sono sempre stato convinto che la collaborazione e la discussione sincera siano i metodi migliori”.

La Granfrutta Zani nel ’64 posa la prima pietra del primo magazzino a Granarolo…

“Dopo poco costruimmo le prime due celle frigorifere, avevamo 17-18 operai e nel nuovo impianto già erano diventati un centinaio; lo stesso anno cominciammo anche con l’export in Svizzera, Austria, Germania”.

L’azienda Zani fu tra le prime a guardare oltre zona non solo per vendere, ma anche per comprare…

“Abbiamo iniziato nel ’66 a integrare le produzioni locali con quelle più precoci e tardive del Sud. Vedevo quelle pere e mele e pensavo: ‘e se le porto a Milano? In Romagna si finiva la campagna a Ferragosto, la mia idea era che occorresse lavorare quel di più che poteva fare la differenza”.

Abilità, coraggio, spregiudicatezza, fortuna… Qual è il segreto del suo successo?

“La fortuna c’entra sempre, ma passa a casa di tutti, bisogna prenderla. Imprenditori si diventa, giorno per giorno. La qualità che mi sento di avere di più? La correttezza”.